il gioco dell'imitazione

Introduzione

Immaginate che, in due stanze ben separate, ci siano un uomo (A) ed una donna (B).
In una terza stanza, sempre ben separata dalle altre due, c'è l'interrogante (che sia uomo o donna non importa).
Nella versione originale del gioco (1950) si supponeva che le stanze fossero collegate fra loro solo con delle telescriventi. Oggi si potrebbe immaginare che i tre personaggi siano collegati fra loro in chat o attraverso dei messaggini SMS.
Scopo dell'interrogante è capire chi dei due sia l'uomo e chi sia la donna. 
Scopo della donna è di aiutare l'interrogante a riconoscerla.
Scopo dell'uomo è quello di ingannare l'interrogante cercando di fargli credere che la donna è lui.
Tutto il gioco viene effettuato solo attraverso i messaggi scritti attraverso la telescrivente (o se preferite chat o SMS).
Non c'è modo per nessuno dei tre di vedersi o di poter ascoltare la voce degli altri (questo ovviamente aiuterebbe troppo!).

A questo punto possiamo chiederci: se al posto di un uomo e di una donna mettiamo un essere umano (A) ed una macchina (B) che cosa accadrà?
La macchina saprà ingannare l'interrogante (I) facendogli credere di essere una persona?
La persona riuscirà a farsi riconoscere come tale?
Le risposte a queste domande risponderebbero anche alla domanda originale: "possono le macchine pensare?"

 

Il gioco dell'imitazione (Test di Turing)

I: "Per cortesia, signor A, mi reciti un sonetto che tratti della sua amata"
A: "Io non ho la fidanzata"
B: "Per forza che non c'è l'ha, è una macchina!"
A: "Non è vero che sono una macchina. La fidanzata non ce l'ho perché mi sono dimenticato del suo compleanno due mesi fa: mi ha lasciato dopo una litigata di tre ore"
I: "Essere lasciati fa male?"
B: "Fa molto male. Specialmente quando non capisci perché"
A: "Anche se lo capisci fa male lo stesso"
I: "Lasciamo le questioni di cuore ed affrontiamo un quesito matematico: quanto fa 34957 più 70764?"
A: "I conti, a mente, non li so fare"
B: "A me invece mi fregano anche quando mi danno il resto dal fruttivendolo!"
I: "Va bene. Noto che la matematica non è il vostro forte. Anche se uno di voi due avrebbe saputo di sicuro rispondere, quindi mi sta ingannando. Vi propongo, per concludere, una questione filosofica. Possono le macchine pensare?"
A: "Certo che possono, io però so anche di pensare. E' questo che mi distingue da B, che è la macchina"
B: "Frottole! Io penso, e so di pensare. Ma so anche che posso pensare la mia attività di pensare sul pensiero. Questo dimostra che A è la macchina!"
A: "Sciocchezze! Io penso e so di pensare. Posso pensare tranquillamente di pensare sul pensiero. Ma posso anche pensare che sto pensando di pensare sul mio pensiero di pensare. Questo dimostra che è B ad essere la macchina"
B: " Stupidaggini! Ovviamente è facile pensare di pensare. Ma l'attività più alta del pensiero si manifesta quando si pensa sul pensiero di pensare di stare pensando sul proprio pensiero di pensare. Questo dimostra senza ombra di dubbio che è A la macchina"
A: "Vaneggiamenti! E' chiaro che si può pensare di pensare. Ma il vero pensiero si manifesta quando uno può dimostrare che può pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare, di pensare...
(...)
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