introduzione |
||
Possono le macchine pensare? |
||
| E' la domanda che pose Alan Mathison Turing, brillante scienziato inglese, attraverso il suo famoso articolo "Calcolatori ed intelligenza" del 1950.Per una mente aperta ed agile come quella di Alan Turing appariva possibile porsi questa domanda quando le macchine di calcolo (i cervelli elettronici!) avevano capacità di memoria di qualche migliaio di bytes e la loro velocità si misurava in manciate di Hertz. |
L'esapodo | |
| Oggi un normale PC da casa, per far girare un videogioco con una certa fluidità, utilizza centinaia di Megabytes di memoria e la velocità di elaborazione supera il GigaHertz | ||
La risposta alla domanda di Turing è ancora lontana? |
|
Nel maggio del 1997 la macchina Deep Blue della IBM sconfisse il campione mondiale di scacchi Garry Kasparov in un incontro regolare su sei partite. |
Possono dunque le macchine pensare ? |
|
Non sappiamo se si riuscira' entro il 2050 a raggiungere l'obiettivo posto dai giapponesi di avere robot in grado di vincere contro la nazionale campione del mondo di calcio, o se, come recita Hans Moravec professore della Carnegie Mellon University, sempre entro il 2050 le macchine raggiungeranno e supereranno le capacità cognitive ed emotive dell'uomo. La data 2050 sembra ricorrere fin dall'inizio: il grande scienziato inglese e tra i padri dell'Intelligenza Artificiale Alan Mathison
Turing, durante un dibattito radiofonico trasmesso dalla BBC il 14 Gennaio 1952, affermò che da lì a 100 anni le macchine avrebbero potuto giocare con successo il
"gioco dell'imitazione". Andrea Bonarini - Politecnico di Milano |